Oh Alele

Decrescita e Autoproduzione

Ravanelli e sogni di gloria

Ravanelli e sogni di gloria

Di buoni propositi per l’anno nuovo se ne fanno sempre molti, ogni anno, da sempre. Ci ritroviamo a scrivere lunghi elenchi di intenti che non ci appartengono, ma che riflettono piuttosto quello che la società pretende da noi in ambito economico, sociale, relazionale ed estetico: portafoglio più gonfio, glutei più sodi, una salute che giunga dall’alto a protezione del nostro capo come una campana di vetro. Tant’è che di queste belle parole rimane ben poco già prima della primavera e per l’ennesima volta ci ritroviamo vagare con una sensazione di irresponsabilità e incompletezza.

Donna osserva la città dall'alto

La maturità è un’orribile sensazione di perenne rincorsa.Quando studiamo dobbiamo completare in tempo il percorso, quando lavoriamo dobbiamo fare presto carriera, quando ci sposiamo dobbiamo fare un figlio, due figli, un cane, un giardino. Stiamo sempre correndo forsennatamente verso qualcosa, spinti senza sosta ma senza indicazioni verso un fantomatico obiettivo così lontano da avere contorni confusi e sfocati… Una soddisfacente promozione lavorativa? Una grande casa con un prato all’inglese? Un piedistallo emotivo dal quale essere adorati e idolatrati dagli altri?

E se non dovesse essere così per forza? Se non ci fosse qualcosa verso cui correre, ma qualcosa da contemplare immobili e in silenzio? Forse mentre tentiamo di emergere sferzati dalla corrente, ciò che cerchiamo è nascosto indietro, verso il basso, in ciò che è meno ma meno quando è meglio. Meno impegnativo economicamente, meno stressante,meno affannoso, ma anche più semplice, più coinvolgente, più puro, più vicino.

Gli anglosassoni hanno inventatola parola downshifting, che potrebbe essere semplicemente una decrescita, ma noi italiani l’abbiamo tradotta con un neologismo complesso ma calzante, cioè semplicità volontaria.

In pratica significa prendersela con calma e non affannarsi per le questioni di lavoro. Significa prendersi più tempo per sé e per quei rapporti umani che privilegiano la collaborazione sulla competizione; tempo che può essere utilizzato in maniera creativa, in atti di condivisione. Downshifting è una discesa attiva verso la semplicità, sfrondando ciò che è inutile e deleterio: nel percorso si impara a evitare gli sprechi, a rinunciare a qualcosa di superfluo, a fare spese intelligenti, a mangiare meglio, ad arrangiarsi e perché no, anche ad apprezzarsi per come si è, creando un sistema in cui le relazioni tra persone prevalgono sul possesso di oggetti.

Coppia in cammino verso la montagna

Intendiamoci, non è che la decrescita, per quanto felice, ci permetterà di mandare al diavolo tutto entro domani, lavorando per il resto della nostra vita due ore al giorno davanti al fuoco di un camino, senza preoccuparci delle conseguenze. Di persone che l’hanno presa alla lettera e hanno mollato tutto per cambiare vita ce ne sono(come Simone Perotti, che ha lasciato il lavoro per scrivere e ad oggi ha pubblicato 11 libri), ma il downshifting non è solo un’idea rivoluzionaria e totalizzante, piuttosto si tratta di un’ispirazione che vuole cambiare il mondo a partire dalle piccole cose. La decrescita è il rifiuto di ciò che non serve, delle merci che non soddisfano alcun bisogno, ma un rifiuto senza sacrificio (che presuppone invece un valore di ciò a cui si rinuncia), ma con costruttiva soddisfazione.

Oggi decrescere non è solo auspicabile, ma necessario. Non si tratta soltanto di risparmiare ed essere appagati in una ricerca epicurea della felicità individuale, ma di un percorso etico attivo verso la maggiore sostenibilità di ogni singolo individuo. Non siamo i primi a provarci e non stiamo inventando nulla di nuovo, ma mai come oggi questo cambiamento è imprescindibile.

Quest’anno per l’anno nuovo non voglio fare impalpabili buoni propositi simili a sogni di gloria, dove tutto è sfocato e lontano, come in corsa su un treno a velocità convulsa. Voglio sognare con la risolutezza di cui sono capace, progettare concretamente una visione, sì grande, ma nitida e precisa; perché non è vero che crescendo smettiamo di sognare, anzi, possiamo fare sogni ambiziosi e realistici e tentare di raggiungerli con adulta determinazione. Quindi ecco cosa faremo: basta spreco e inutilità per lasciare spazio a concretezza e autodeterminazione, meno stress e più mani nella terra, meno ciambelle e più ravanelli.

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