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Decrescita e Autoproduzione

Il mio orto su misura

Il mio orto su misura

Perché ho scelto il metodo OMQ (Orto a Metro Quadro) per il mio orto da principiante

Quando ho impugnato per la prima volta la zappa ero entusiasta e piena di progetti: avrei voluto coltivare tutto, dalle insalate ai frutti esotici, incurante della latitudine e delle mie capacità. La mia prima esperienza con il metodo tradizionale a filari è stata utile e istruttiva: ho gustato alcuni frutti del mio lavoro, ho imparato a fare i conti con i tempi della natura e con i capricci del tempo atmosferico, ho completato alcuni progetti mentre altri li ho abbandonati, certi ortaggi mi hanno dato soddisfazione e altri invece sono stati un vero disastro. Alla fine del mio primo anno da ortista in erba ho cercato di tirare le somme valutando pro e contro del mio raccolto, mettendo sul piatto le ore di lavoro e i risultati ottenuti, e mi sono quindi messa alla ricerca di un metodo per migliorare.

Mi ero resa conto che per sfruttare al meglio un piccolo orto era necessario trovare un vero e proprio metodo pratico, semplice da applicare anche per il coltivatore moderno che può dedicare ai suoi ortaggi solo il tempo libero extra lavorativo; ero alla ricerca di un procedimento ordinato e sistematico, che comprendesse una programmazione precisa e una altrettanto precisa applicazione pratica. Mi sembrava inoltre che con l’utilizzo del metodo tradizionale si generasse un cospicuo spreco di acqua e risorse che mi allontanava dall’obbiettivo di realizzare un orto non solo a sostentamento alimentare della famiglia ma per una riduzione degli sprechi e dell’inquinamento dell’agricoltura intensiva.

Fu in quella fase di ricerca e pianificazione che mi imbattei nel OMQ di Mel Bartholomew.

L’Orto a Metro Quadro è un metodo di coltivazione per spazi ridotti organizzato in bancali rialzati delimitati da assi di legno: i riquadri sono blocchi suddivisibili in frazioni all’interno delle quali si seminano o trapiantano colture diverse in numero variabile a seconda delle dimensioni. All’interno dei bancali dell’OMQ si abbinano diversi tipi di ortaggi e fiori al fine di ottimizzare spazi e resa ed è possibile scaglionare la messa a dimora per ottenere raccolti per tutta la stagione, senza spreco di prodotto. La vicinanza delle piante all’interno dei riquadri crea un microclima utile a ridurre lo spreco di acqua e l’alternanza delle tipologie di colture aiuta la lotta biologica e diminuisce la presenza di insetti ostili.

Colpita da questo tipo di soluzione ho deciso di metterla in atto per l’anno successivo ed ecco cosa è successo al mio orto da principiante.

Chi come me non è cresciuto in ambiente rurale e non ha potuto imparare dagli anziani le tecniche e le astuzie per coltivare un buon orto in maniera innata, può essere spaventato da un progetto di orto famigliare: l’idea di seminare, accudire, nutrire e cogliere una serie di ortaggi contemporaneamente, tenendo conto delle esigenze e delle tempistiche di ogni tipologia, può essere una gran mole di lavoro se non si hanno le idee chiare. La progettazione in questo caso è di vitale importanza: disegnare, calcolare e suddividere il terreno a seconda di desideri e necessità non è solo utile, ma fondamentale.

La suddivisione in cassoni con misure costanti mi ha semplificato infinitamente la vita. Ora al posto di disegnare file continue di ortaggi posso ottimizzare lo spazio distribuendo il numero di piante di cui veramente necessito in spazi ordinati e organizzati, prevedendo vuoti da colmare con consociazioni utili o abbinamenti virtuosi secondo la logica della coltivazione sinergica. Se prima piantavo una fila di pomodori e, spesso proprio per completare la fila, piantavo più del necessario perdendo di vista le necessità delle stesse piante, ora posso calcolare con precisione la quantità e la distribuzione dei pomodori all’interno di uno o più cassoni e posso valutare eventuali spazi liberi per abbinare delle piante di basilico o qualche fiore mellifero per migliorare il contesto del mio orto sia fuori che sotto terra.

Un progetto di questo tipo permette di realizzare un orto a misura d’uomo, senza sprechi alimentari né di materiali.

Solo dopo aver ideato i vari riquadri con le piante prescelte, questi vengono disposti nello spazio a seconda delle necessità e quindi realizzati fisicamente: in questa maniera si pianta solo ciò che serve, senza dover per forza riempire una lunga fila, e si ottimizza il lavoro dato che la terra lavorare sarà solo quella all’interno del cassone e non l’intero spazio adibito a orto. La costruzione dei cassoni e dei sostegni viene inoltre fatta con materiali di recupero come legno di risulta, mattoni, tettoie in metallo, rendendo questo metodo anche piuttosto economico da attuare.

Nonostante nel libro di Mel Bartholomew vengano date regole molto precise circa le misure dei cassoni, che devono essere appunto multipli di un metro quadro con suddivisioni interne di 30 centimetri, in realtà le misure possono essere adattate alle proprie esigenze purché si rispetti una semplice e logica regola: chi lavora la terra deve poter agevolmente raggiungere il centro del riquadro per poter effettuare tutte le operazioni di semina, trapianto e cura delle piante. I miei cassoni, ad esempio, sono di misure variabili tra i 120 e i 60 centimetri a seconda della disposizione all’interno dell’area adibita a orto.

Sebbene non sia l’obiettivo principale di questo metodo, l’area di lavoro ristretta e circoscritta è comunque ottima per applicare alcuni principi di agricoltura sinergica come la pacciamatura con materiali naturali o la consociazione tra ortaggi. Nei miei bancali, ad esempio, pacciamo con ramaglie e sfalci di potature secondo il metodo “L’orto senz’acqua” e abbino gli ortaggi a fiori utili come nell’agricoltura naturale: vi racconterò presto perché ho preferito questi metodi e come documentarsi per poter scegliere la tipologia di lavorazione più adatta al proprio progetto di orto.

Il principio dell’orto al metro quadro presupporrebbe l’utilizzo di un substrato completamente nuovo da inserire all’interno dei cassoni da voi creati, realizzato con un terzo di compost, un terzo di torba e un terzo di vermiculite: inutile dire che un terriccio nuovo sicuramente annulla la possibilità di imbattersi nei semi di qualche infestante, ma mi pare una soluzione poco ragionevole per chi possiede già un terreno da lavorare. Io ho utilizzato il mio stesso terreno ammendato con terriccio leggero e sabbia di fiume per il primo anno, la pacciamatura organica ha fatto il resto migliorando la composizione negli anni successivi. Anche con questa modifica sostanziale, il metodo nel suo complesso è rimasto valido e produttivo: bisogna semplicemente mettere in conto di dover dedicare qualche tempo in più alla pulizia dei riquadri dalle erbe infestanti.

Se il mio racconto vi ha incuriosito vi consiglio di leggere il libro edito da Il Castello “Il mio Orto in 1 metro quadro!” e adottare il meglio di questo metodo per perfezionare il vostro orto. Se è la prima volta che vi cimentate in questa avventura non abbiate fretta di decidere! Questo è il periodo giusto per leggere e documentarsi prima che le temperature tornino utili e comincino semine e trapianti.

In bocca al lupo a tutti per la nuova stagione orticola!

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