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Decrescita e Autoproduzione

E tu, fai la cosa giusta?

E tu, fai la cosa giusta?

Racconti e spunti dalla 16^ fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

Oggi sono stata a Milano a visitare Fa’ la cosa giusta!: la 16^ fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Non ero mai stata ad una fiera di questo tipo, ma quest’anno con il percorso intrapreso con questo blog mi sembrava doveroso fare un salto e raccontarvi quali idee propone il mercato fieristico per il nostro percorso di decrescita.

La fiera è organizzata da Terre di Mezzo Eventi, che propone una manifestazione ad ingresso gratuito distribuita su ben due padiglioni di Fieramilanocity, con un elenco lunghissimo di espositori e un programma fitto di eventi culturali, mostre e percorsi  tematici. La fiera è collegata e segnalata perfettamente per chi, come me, l’ha raggiunta in treno e poi con i mezzi pubblici. Una giornata si è rivelata sufficiente per passeggiare tra gli stand e soffermarmi sulle proposte più interessanti, ma se avessi voluto concentrarmi su più temi forse due giorni sarebbero stati ideali per visitare approfonditamente i due padiglioni.

Il padiglione posto al primo piano era composto da una zona dedicata all’edilizia green, una per le proposte vegane, una serie di stand di cosmesi naturale e la sezione di moda; al piano terra invece trovavano spazio le onlus, le varie proposte di turismo consapevole e i produttori enogastronomici. Corredavano il tutto le aree food, la zona dedicata alle attività per le scuole e per i bambini e, ovviamente, gli sponsor.

È proprio di uno sponsor lo stand che mi ha più colpito durante la giornata di oggi: si tratta della proposta di Novamont per la promozione del mater-bi attraverso un progetto educativo rivolto alle scuole e alle famiglie. Per chi non lo sapesse,  il mater-bi è una bioplastica  con cui si realizzano prodotti a basso impatto ambientale alternativi a quelli inquinanti in plastica usa e getta: sacchetti della spesa, teli per la pacciamatura agricola, reti della frutta, involucri di carta e fazzoletti, piatti, posate e così via. All’interno della fiera erano dislocati vari cumuli di compost ottenuti proprio da rifiuti in mater-bi, dove gentili volontarie donavano sacchetti di materiale compostato da portarsi a casa per concimare vasi e aiuole. Non solo: recandosi allo stand centrale e partecipando alle attività proposte alle famiglie, si veniva omaggiati di una graziosa scatoletta (sempre in mater-bi) che conteneva terriccio e semi per coltivare la propria piantina di violetta, utilizzando il contenitore come un vero e proprio concime.

Difficile scegliere tra e numerosissime proposte di critical fashion, tra abiti etnici, originali pantaloni fatti a mano dagli scarti, maglie in lana rigenerata, cinture ottenute da pneumatici riciclati e calzature con tomaia in vinaccia compressa. In questo ambito la materia prima che la fa da padrona è il bambù, dal quale si possono realizzare eterei foulard simili alla seta o resistenti suole di calzature; mi ha stupito, invece, trovare pochissime proposte relative alla coltivazione e utilizzo della canapa, che in questo periodo sembrava andare per la maggiore.

Al primo posto per le soluzioni più originali, inserisco il biocaminetto fatto a mano e alimentato ad alcool vegetale biologico. Tra le idee da affrontare in futuro, ho scoperto l’alternativa di stampa green con inchiostri vegetali su carta ecologica realizzata con sottoprodotti delle lavorazioni agroindustriali. Di idee per diminuire la nostra impronta ecologica ce n’erano moltissime e vedere che molte aziende stanno finalmente investendo nella svolta green è stato incoraggiante.

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Forse l’area che mi ha convinto di meno è stata quella dei produttori enogastronomici, dove ho trovato una certa confusione nella gestione degli spazi: i piccoli produttori di miele o di birra si trovavano accanto a grandi marchi o a enormi stand di prodotti regionali. Appassionati professionisti tentavano di illustrare le virtù dei loro prodotti di nicchia, sommersi dall’odore della distribuzione gratuita di caciocavallo e salumi, forse più adatta ad una fiera enogastronomica regionale. Anche la zona dedicata alla cosmesi naturale è risultata piuttosto piatta e monocorde, con stand molto simili gli uni agli altri. Forse, più che un’intera area dedicata alla cosmesi, si sarebbe potuto pensare un più generico ambito di prodotti per la casa e il tempo libero dove avrebbero potuto trovare spazio soluzioni varie per la cottura e la conservazione dei cibi, ceramiche e altri oggetti utili che invece erano presenti in numero limitatissimo.

Grandi assenti anche orto e giardino: forse è stata una scelta voluta per differenziarsi dalle numerose iniziative florovivaistiche che prendono corpo proprio in questo periodo, ma parlare di stile di vita sostenibile senza menzionare la gestione e la cura del verde mi pare piuttosto limitante. Se avessi potuto scegliere secondo i miei gusti personali, avrei dimezzato l’area dedicata al turismo per far spazio a qualche stand a tema verde (nel vero senso della parola) e magari qualche piccolo corso o incontro sarebbe stato apprezzato.

Nel complesso è stata una giornata interessante, dove ho conosciuto dal vivo alcune realtà che avevo scoperto sul web e dove ho potuto prendere tanti nuovi spunti per un futuro, si spera, sempre più sostenibile.

Se non mi avete seguito su instagram in tempo per gustarvi il reportage della giornata sulle mie stories, fatelo ora! Lascerò disponibili le foto della fiera per una settimana tra le mie stories in evidenza. Quindi fate in fretta, seguitemi su ig!

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